Biennale Arte 2026: gli eventi collaterali da non perdere a Venezia

Durante la Biennale Arte 2026, Venezia non si limita ai padiglioni ufficiali dei Giardini e dell’Arsenale. In tutta la città si sviluppa una rete di eventi collaterali che spesso sfuggono ai percorsi più battuti, ma che rappresentano una parte essenziale dell’esperienza.
Si tratta di mostre, installazioni e progetti indipendenti ospitati in palazzi storici, chiese, spazi industriali e luoghi meno conosciuti, distribuiti tra Castello, Dorsoduro, Cannaregio e la Giudecca.
Tra i progetti più interessanti, segnaliamo alcune tappe che meritano davvero una visita.

A Castello, tra le zone più vive della Biennale, si concentrano diversi interventi. A Campo della Tana, Hong Kong presenta “Fermata: Hong Kong in Venice”, un dialogo tra installazione tecnologica e pittura tradizionale che mette in relazione due città d’acqua. Poco distante, Macao propone “Jacone’s Polyphony”, un progetto che intreccia storia, spiritualità e identità attraverso la figura di un artista gesuita del Seicento.
Sempre a Castello, al Palazzo delle Prigioni, Taiwan presenta “Screen Melancholy”, una video-installazione che riflette sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale nella produzione delle immagini, mentre negli spazi di Olivolo prende forma il progetto scozzese “Bugarin + Castle”, che utilizza performance e cabaret per esplorare identità e memoria culturale.
Spostandosi verso Dorsoduro, Palazzo Contarini-Polignac ospita il progetto ucraino “Still Joy – from Ukraine into the World”, una riflessione sulla resilienza in tempo di guerra, mentre alle Zattere, Palazzo Cavanis accoglie il progetto del Qatar, che lavora sul concetto di percezione e soglia.
In Cannaregio, Palazzo Mora ospita il progetto palestinese, essenziale e potente già nel titolo, mentre Palazzo Soranzo Van Axel presenta l’universo pittorico di Su Xiaobai, costruito attorno a una ricerca materica e quasi alchemica.
Tra le sedi più iconiche, anche Piazza San Marco entra nel percorso: alla Biblioteca Nazionale Marciana si sviluppa un dialogo tra opere contemporanee legate al concetto di memoria e trasformazione, mentre al San Marco Art Centre è protagonista Lee Ufan, figura centrale dell’arte contemporanea internazionale.
Non mancano interventi in luoghi meno convenzionali: alla Giudecca, negli spazi dell’ex chiesa dei Santi Cosma e Damiano, il progetto “As Above, So Below” affronta il tema dell’oceano e della biodiversità, mentre alcune iniziative si sviluppano addirittura in formato radiofonico, come “Pedagogy of Hope”, che trasforma la mostra in un’esperienza sonora.
Quello che emerge è una Biennale diffusa, che supera i confini delle sedi ufficiali e si intreccia con la città, invitando a esplorare Venezia in modo più ampio e meno prevedibile.

Se stai visitando Venezia durante la Biennale, vale la pena dedicare tempo anche a questi percorsi: spesso sono meno affollati, più sperimentali e capaci di offrire uno sguardo diverso sull’arte contemporanea.
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